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17 agosto 1995...


...da ieri sono passati dieci anni dall'addio al calcio del più forte centravanti di tutti i tempi, Marco Van Basten.
Intervista presa dal "Corriere della Sera" del 18 Agosto 1995:

L'Intervista dell'Addio
L'addio, dopo un calvario di 2 anni e mezzo, il fuoriclasse olandese annuncia il ritiro. E stasera salutera' la folla a San Siro
Van Basten, il fischio finale
"Ho sbagliato ad operarmi. Ora spero di non restare zoppo"
Alberto Costa

MILANO - Stasera scendera' per l'ultima volta in campo, prima di Milan-Juve. "La gente avra' letto i giornali, avra' visto la Tv, sapra' della mia decisione. Un saluto a tutti e sara' finita per davvero". Detesta i piagnistei, Marco Van Basten. Al Milan ha chiesto di organizzargli una conferenza stampa "da uomini". E' stato un grande, Marco. E' stato una sorta di computer del gol. Con Maradona, genio e sregolatezza, forse il piu' grande dell'ultimo decennio. E nella storia rossonera potrebbe tranquillamente prendere sotto braccio Rivera, garantisce Galliani, alter egocalcistico di Silvio Berlusconi, che gli ha pure offerto di lavorare per il Milan a vita.

Ieri Marco ha detto basta. La caviglia destra l'ha definitivamente tradito dopo averlo illuso per due anni e mezzo. Da ieri Marco Van Basten e' un ex calciatore. Con lui se ne va l'ultimo pezzo del Milan olandese, quello attorno a cui la rivoluzione sacchiana divenne leggenda. "La notizia che devo darvi e' corta - spiega l'attaccante che danzava in area di rigore nel suo italiano "arrangiato". - Semplicemente ho deciso di smettere di fare il calciatore. Grazie a tutti quanti".

- Marco, quando ha deciso di arrendersi?

"Due settimane fa, in Belgio, dopo l'ennesima visita di controllo. Ma fino a due settimane fa ci ho creduto intensamente, ho sperato di tornare in campo. Fino a due settimane fa ho cercato con disperazione le persone giuste. Ho fatto agopuntura, mi sono perfino rivolto a qualche mago. Purtroppo non sono a posto, quando mi alzo la caviglia mi fa male. Zoppico ancora. Con il Milan ho trascorso otto anni bellissimi ma purtroppo mi devo fermare qui. Fa parte della vita".

- Rimpianti?

"Probabilmente non mi metterei piu' tra le mani dei chirurghi. Dopo ogni intervento, infatti, la caviglia, anziche' migliorare, andava peggiorando. Mi dispiace, mi spiace per tutti. Lavorare al Milan e' stato veramente bello".

A questo punto nel salone dei trofei saturo di telecamere, di riflettori e di umidita' pesante scatta una domanda per Adriano Galliani: "Se Baggio e' Raffaello, a chi mai potrebbe essere paragonato uno come Marco Van Basten?". Replica meditata del vicepresidente vicario rossonero: "Credo che lui possa essere Leonardo da Vinci. Leonardo era un eclettico. Era tutto. Ingegnere, artista".

- Marco, torniamo a lei. Adesso che accadra'?

"Per un po' rimarro` a Milano. Non so ancora cosa fare. Il Milan mi da' la possibilita' di continuare, ci devo pensare bene".

- Dopo avere incominciato la carriera di calciatore prendendo il posto di Cruijff, che ne direbbe di succedergli come allenatore?

"In questo momento quella di allenatore non mi sembra una soluzione praticabile".

- Spaventato da un futuro da ex?

"Affatto. Una vita senza calcio e' bella lo stesso".

- Servirebbero nuove regole per proteggere i giocatori come lei.

"Non e' stato un colpo a rovinarmi la caviglia. Certo, il calcio sta diventando troppo cattivo ma ormai la vita e' cosi".

- Ora la ricorderanno come il piu' grande.

"Quando un giocatore smette, diventa sempre migliore. Ma io ho giocato tante brutte partite, ho sbagliato gol clamorosi. Adesso mi dite che sono stato il piu' grande ma la verita' e' che ho fatto parte di una squadra imbottita di campioni".

- Qual e' stata la sua piu' brutta partita?

"Quella giocata oggi".

- E il momento piu' bello?

"A Barcellona, prima della finale con la Steaua, quando avvicinandoci con il pullman al Nou Camp, attraversammo le strade piene dei nostri 90.000 tifosi. Fu una sensazione impressionantissima (testuale - n.d.r.). Poi ricordo l'Europeo vinto in Germania con la nazionale olandese. Ma ora, scusatemi, devo guardare al futuro. Ho gia' parlato troppo del passato".

A questo punto anche la platea degli addetti ai lavori, gente rotta ad ogni tipo di emozione, si ritrova
ad applaudire. Quasi senza rendersene conto.

E piansi anch'io la sera del 18 davanti al televisore... 10 anni fà, come vola il tempo, piansi come un bimbo... mi ricordo il suo giro di campo e il saluto al pubblico e mi rivengono ancora le lacrime nei occhi... Grazie Marco... il più grande di tutti!

Pubblicato il 18/8/2005 alle 1.6 nella rubrica AC Milan.

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